Nata a Palermo, Delia Vaccarello si è laureata alla "Sapienza" di Roma in Filosofia con un lavoro in antropologia culturale[1]; fin dal 1990 collabora al quotidiano l'Unità[2], nel primo periodo come dipendente e, più recentemente, dopo la riapertura del giornale che ha fatto seguito alla sua crisi economica, da libera professionista.
Per l'Unità cura la pagina Uno, due, tre… liberi tutti; collabora inoltre con il settimanale Il Salvagente per il quale cura la rubrica Il Salvagiovani, dal 2010, con Il Fatto Quotidiano e, dal maggio del 2013, con l'Huffington Post.[senza fonte]
Svolge seminari presso le scuole di giornalismo di Bologna e Urbino, per i quali ha coniato un corso di studi inedito dal titolo Media e pregiudizi, questi ultimi riferiti in particolare all'orientamento sessuale[1].
Dal 29 agosto all'8 settembre 2007 ha fatto parte della giuria del primo "premio Queer Lion" al 64º Festival del Cinema di Venezia[3].
Nel 2008, per il suo articolo Vivere da gay morire da etero[4], ha ricevuto per la seconda volta -la prima nel 2004 con l'articolo I militari gay sfidano l'esercito dei pregiudizi - il Journalist Award indetto dalla Commissione Europea[5] e collegato alla campagna For Diversity Against Discrimination.
Ha preso parte, come conduttrice, animatrice od ospite, a manifestazioni nazionali a sostegno delle rivendicazioni delle persone LGBTQ; tra le più importanti si citano ad esempio Sveglia, è l'ora dei diritti, tenutasi in piazza Farnese a Roma il 10 marzo 2007[6] e, più recentemente, il Gay Pride, ancora a Roma, del luglio 2010[7].
A partire dal 2003 ha curato per Oscar Mondadori la collana di antologie Principesse Azzurre: racconti d'amore e di vita di donne tra donne, nella quale compare anche come autrice, giunta nel 2009 alla settima uscita[8].
Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Quando si ama si deve partire (Mondadori).
Nel 2010 è uscito il suo ultimo lavoro Evviva la neve (ancora Mondadori), che tratta del percorso prima, durante e dopo l'intervento di cambio di sesso, raccontato dalle stesse persone che lo hanno intrapreso.









